Il consiglio d'orientamento: 60 anni e sentirli.

Correva l'anno 1966 quando il D.P.R. n. 362 definiva che "il consiglio di classe esprime, per gli ammessi all'esame, un consiglio di orientamento sulle scelte successive dei singoli candidati". I dati a livello nazionale, riportati all'interno del Rapporto di autovalutazione che ogni istituto è chiamato a redigere, ad un primo sguardo sembrano dimostrarne l'efficacia. Ma oggi, a distanza di sessant'anni, i nuovi approcci all'orientamento ed un'attenta lettura di questi e altri dati sembrano metterne in discussione l'utilità. Alla fine dell'articolo il decalogo per la redazione di un documento d'orientamento maggiormente corrispondente ai nuovi bisogni di orientamento degli studenti delle scuole secondarie di primo grado.

I dati

La percentuale del 54% di studenti che, facendo una scelta corrispondente a quella suggerita dai suoi insegnanti, è promosso alla fine dell'anno scolastico sembra un segnale incoraggiante. In realtà, al suo interno vi è una percentuale molto ampia di studenti che avrebbe comunque fatto quella scelta, ma anche una parte di studenti che sarebbe stato promosso anche se avesse fatto una scelta diversa. Anche la percentuale del 14% di studenti che non è promosso dopo aver fatto una scelta diversa da quella suggerita, non è detto che sarebbe stato promosso se avesse ascoltato il consiglio d'orientamento. Non è bassa nemmeno la percentuale di studenti che, pur avendo seguito il consiglio, non sono poi stati promossi (18%) ne quella di chi è stato comunque promosso nonostante non abbia seguito il suggerimento (14%). Infine, nulla ci dice che la scelta, indipendentemente dalla promozione, sia stata comunque quella più adatta per quello studente: motivazione e metodo dello studio possono aiutare alcuni studenti ad ottenere risultati soddisfacenti anche frequentando corsi che non gli interessano o per i quali non possiedono attitudini particolarmente sviluppate.
Una ricerca, condotta dal CROSS nell'autunno del 2016 su un campione di ex studenti con età media di 38 anni, ha evidenziato alcuni dati che è bene non sottovalutare. Il primo è che viene indicato che il consiglio degli insegnanti ha influito solo per il 13%, contro il 35% dei genitori e il 52% dello studente stesso. Il secondo è che, su una scala da 1 a 5, l'accordo con il consiglio è stato di 3,5 per chi ha poi frequentato un liceo, di 3 per chi fa poi frequentato un istituto tecnico e solo di 2 per chi ha poi frequentato un istituto professionale. Questo nonostante il campione abbia riconosciuto che avrebbe avuto bisogno di maggior supporto considerando che, con il senno di poi, ben il 40% avrebbe fatto una scelta diversa.

Il decalogo

A questo proposito, è necessario ripensare al consiglio per trasformarlo in un percorso di maturazione che si concluda con la redazione di un documento più partecipato da parte degli studenti e dei loro genitori:

Considerare maggiormente gli interessi dello studente

Spesso il consiglio è basato sulle sue capacità, soprattutto nello studio, e poco sui suoi reali interessi.

Riferirsi alle sue capacità, non ai suoi limiti

Soprattutto il suggerimento di rivolgersi ad un istituto tecnico e ancor di più ad un istituto professionale si basa sulle difficoltà nello studio più che su interessi e capacità specifici.

Ipotizzare le sue potenzialità anche in campi diversi rispetto a quelli scolastici

Questo dipende anche dal fatto che si basa su ciò che gli insegnanti riescono a vedere, cioè le abilità e le prestazioni nello studio teorico, e non tiene in considerazione interessi e capacità di apprendimento in altri campi.

Considerare la possibilità di una maturazione dello studente

La prestazione di uno studente dipende anche dalle specifiche materie che sta studiando, dal metodo di apprendimento imposto da quel tipo di scuola e dal suo livello di maturazione personale, tutti elementi che potrebbero modificarsi l'anno successivo e portarlo ad un maggior coinvolgimento verso lo studio e a prestazioni migliori.

Coinvolgere maggiormente lo studente

E' importante che lo studente senta la scelta come propria per cui, anche se adeguato, un consiglio ha minore probabilità di venire accolto e di essere efficace se viene sentito come imposto dall'esterno.

Coinvolgere maggiormente i suoi genitori

Lo studente tiene sicuramente in considerazione le aspettative dei genitori, i quali andrebbero coinvolti il più possibile con l'obiettivo di aiutare lo studente a maturare, anche con il loro supporto, una scelta condivisa.

Considerare limiti oggettivi (es. DSA, spostamento, …)

Alcuni studenti hanno dei limiti oggettivi, mentre altri possono essere ridimensionate o aggirate se vi è la motivazione adeguata. E' inutile proporre percorsi di studio che lo studente non affronterà mai perchè considererà alcune barriere come insormontabili: meglio prendere in considerazione, insieme a lui, alternative che riterrà di essere in grado di affrontare.
Indicare quali cambiamenti sono necessari per garantire una performance adeguata
Se una scelta è percorribile a patto che lo studente cambi, ad esempio, il proprio metodo di studio, è bene che questo venga esplicitato.

Conclusioni

Il decalogo nasce da ricerche, esperienze e riflessioni troppo ampie per essere riportate in questo breve articolo. Aggiungi qui sotto un tuo commento, in modo che in futuro alcune tematiche possano essere maggiormente approfondite.

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