Scegliere la scuola: i disturbi di apprendimento contano?
Quanto incide la presenza di un disturbo specifico di apprendimento (DSA) – che costituisce oggi la principale richiesta di consultazione psicologica-psichiatrica in età evolutiva – nella scelta della scuola secondaria di secondo grado? Per rispondere a questa domanda presso l’Università Cattolica di Milano è stata condotta una ricerca, strutturata in due fasi, attraverso la collaborazione dell’Associazione Italiana Dislessia, che ha coinvolto un ampio campione di genitori di studenti con DSA.
Nella prima fase sono stati intervistati, tramite un questionario online, genitori che in quel momento erano alle prese con la scelta del futuro scolastico del figlio. Nella seconda fase è stato intervistato un altro campione di genitori cui è stato chiesto di pensare al momento in cui avevano iniziato a riflettere sui possibili percorsi di studio dei propri figli quando questi avevano terminato la scuola secondaria di primo grado. Parte delle domande dell’intervista vertevano sui criteri seguiti per identificare la scuola ritenuta più adeguata per il figlio.
È emerso che i genitori assumono uno dei due atteggiamenti: cercano di individuare o un tipo di scuola che faciliti il percorso scolastico del figlio o una scuola che permetta di sviluppare le sue potenzialità. Il primo atteggiamento si collega a una visione del figlio come studente con ridotte risorse per affrontare le difficoltà dello studio e all'opinione che il DSA pesi in maniera rilevante sulla scelta scolastica. Questi genitori pensano anche che l’inserimento lavorativo del giovane dipenderà soprattutto da fattori esterni (fortuna, raccomandazioni, leggi particolari ecc.). L’altra tipologia di genitori – quelli cui sta cuore, più che il successo scolastico, lo sviluppo delle capacità del figlio – ha invece una visione di quest’ultimo come soggetto attrezzato per affrontare e superare le difficoltà e ritengono che il DSA non sia determinante nella scelta della scuola futura. Essi inoltre pensano che l’ingresso nel mondo del lavoro sia determinato soprattutto da qualità interne del giovane, quali la determinazione e l’impegno.
Nel complesso i risultati della ricerca mettono in luce il ruolo cruciale che le convinzioni del genitore possono rivestire nella scelta scolastica del figlio e sottolineano l’opportunità di attivare percorsi indirizzati all'adulto per portarlo a riflettere sulla sua concezioni del disturbo, delle potenzialità del figlio, delle finalità della scuola e del mondo lavorativo, che non sempre, in certi genitori, sono adeguate per progettazione un percorso di vita in cui il DSA non diventi un impedimento alla valorizzazione delle potenzialità dello studente.
I risultati delle ricerche citate sono esposti in:
Giorgetti, M., Andolfi, V. R., & Antonietti, A. (2015). La scelta scolastica dei ragazzi con disturbo specifico dell’apprendimento: consapevolezze e rappresentazioni dei genitori. Ricerche di Psicologia, 38, 601-627.
Giorgetti, M, Andolfi, V. R., & Antonietti (2016). Come i genitori di studenti con disturbo specifico di apprendimento (DSA) affrontano la scelta della scuola secondaria di secondo grado dei figli. In S. Soresi, L. Nota & M. C. Ginevra (a cura di), Il counselling in Italia: funzioni, criticità, prospettive ed applicazioni (pp. 393-409). Padova: Cleup.
Nella prima fase sono stati intervistati, tramite un questionario online, genitori che in quel momento erano alle prese con la scelta del futuro scolastico del figlio. Nella seconda fase è stato intervistato un altro campione di genitori cui è stato chiesto di pensare al momento in cui avevano iniziato a riflettere sui possibili percorsi di studio dei propri figli quando questi avevano terminato la scuola secondaria di primo grado. Parte delle domande dell’intervista vertevano sui criteri seguiti per identificare la scuola ritenuta più adeguata per il figlio.
È emerso che i genitori assumono uno dei due atteggiamenti: cercano di individuare o un tipo di scuola che faciliti il percorso scolastico del figlio o una scuola che permetta di sviluppare le sue potenzialità. Il primo atteggiamento si collega a una visione del figlio come studente con ridotte risorse per affrontare le difficoltà dello studio e all'opinione che il DSA pesi in maniera rilevante sulla scelta scolastica. Questi genitori pensano anche che l’inserimento lavorativo del giovane dipenderà soprattutto da fattori esterni (fortuna, raccomandazioni, leggi particolari ecc.). L’altra tipologia di genitori – quelli cui sta cuore, più che il successo scolastico, lo sviluppo delle capacità del figlio – ha invece una visione di quest’ultimo come soggetto attrezzato per affrontare e superare le difficoltà e ritengono che il DSA non sia determinante nella scelta della scuola futura. Essi inoltre pensano che l’ingresso nel mondo del lavoro sia determinato soprattutto da qualità interne del giovane, quali la determinazione e l’impegno.
Nel complesso i risultati della ricerca mettono in luce il ruolo cruciale che le convinzioni del genitore possono rivestire nella scelta scolastica del figlio e sottolineano l’opportunità di attivare percorsi indirizzati all'adulto per portarlo a riflettere sulla sua concezioni del disturbo, delle potenzialità del figlio, delle finalità della scuola e del mondo lavorativo, che non sempre, in certi genitori, sono adeguate per progettazione un percorso di vita in cui il DSA non diventi un impedimento alla valorizzazione delle potenzialità dello studente.
I risultati delle ricerche citate sono esposti in:
Giorgetti, M., Andolfi, V. R., & Antonietti, A. (2015). La scelta scolastica dei ragazzi con disturbo specifico dell’apprendimento: consapevolezze e rappresentazioni dei genitori. Ricerche di Psicologia, 38, 601-627.
Giorgetti, M, Andolfi, V. R., & Antonietti (2016). Come i genitori di studenti con disturbo specifico di apprendimento (DSA) affrontano la scelta della scuola secondaria di secondo grado dei figli. In S. Soresi, L. Nota & M. C. Ginevra (a cura di), Il counselling in Italia: funzioni, criticità, prospettive ed applicazioni (pp. 393-409). Padova: Cleup.
Immagine tratta da www.fondazionedislessia.org



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