Scelte scolastiche: perché la responsabilità non può essere solo dei docenti

L’inizio della scuola spinge i ragazzi che frequentano la classe terza della secondaria di primo grado a pensare al loro futuro, spinti dall'imminente scelta della scuola di secondo grado. L’orientamento alla scuola superiore diviene così uno degli argomenti più pressanti per le loro famiglie, che si interrogano su quali siano i criteri con cui scegliere il nuovo percorso.
La scelta dell’istituto da frequentare è uno dei compiti più difficili da affrontare a questa età: non sempre si hanno le idee chiare su quello che si vorrebbe fare da grandi e spesso non si conoscono tutte le opportunità formative proposte dal sistema dell’istruzione. La confusione viene inoltre aumentata dal fatto che gli adolescenti spesso non sono sufficientemente coscienti delle proprie attitudini e competenze e del contesto in cui possono essere meglio spesi. La scelta, quindi, è un compito molto più complesso di quanto possa apparire a prima vista, perché in essa entrano diversi fattori esterni, come l’influenza della famiglia o l’andamento del mercato del lavoro, sia interni, quali gli interessi o le attitudini dello studente.
Da tutto questo nasce innanzitutto la necessità di offrire ai ragazzi una serie di informazioni valide e utili che possano essere dei punti di riferimento su cui basarsi e da cui partire nel conoscere il contesto. Molte scuole attivano progetti che mirano a sostenere gli studenti e le loro famiglie nel processo di raccolta e valutazione delle informazioni, che solitamente contemplano la partecipazione a giornate organizzate dalle scuole superiori con l’obiettivo di far conoscere in modo più approfondito le specificità dei singoli percorsi. Ma questi tipi di interventi, da soli, raramente sono sufficienti.
È, infatti, altrettanto importante aiutare gli studenti a prendere coscienza delle proprie attitudini, dei propri interessi, così come dei loro stereotipi e pregiudizi, e a comprendere meglio i motivi del loro rendimento scolastico.  Gli insegnanti a volte riescono ad essere un punto di riferimento oggettivo, sia per gli studenti che per i loro genitori, in merito alle caratteristiche dello studente e ai criteri con cui si sta scegliendo. A volte però, in parte a causa del ruolo che ricoprono e in parte a causa del fatto che la loro conoscenza dello studente è limitata a quanto è insegnato a scuola, il loro contributo rischia di essere inadeguato in quanto incompleto.
Da un lato, è importante prevedere interventi che permettano allo studente di valutare esperienze extrascolastiche, nelle quali sperimentare attitudini diverse dall'apprendimento teorico delle materie scolastiche e settori di interesse non contemplati nella primaria. Dall'altro, soprattutto per quei casi che presentano elementi di problematicità, può essere indispensabile l’intervento di un consulente esterno che, attraverso un’anamnesi mirata e l’utilizzo di test e questionari psicologici, possa fornire allo studente, ma anche alla sua famiglia e ai suoi insegnanti, indicazioni più complete, più oggettive e stimoli di riflessione. Neutralità, strumenti psicologici e competenze specifiche sul processo di scelta sono indispensabili per garantire un futuro ricco di successi e soddisfazioni, prima scolastici e poi lavorativi, degli studenti di oggi che saranno i lavoratori di domani.

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